Racconto video con Giulia Jannelli

Racconto video del 5 luglio 2021

Riportiamo di seguito la trascrizione del racconto video.

” Sono Giulia Jannelli, sono socia lavoratrice e Presidente della Cooperativa Agricola di Comunità Germinale che ha sede in Valle Stura di Demonte. Abbiamo la sede sociale proprio a Demonte, che è metà della valle, sui 900 metri, mentre invece le attività sono dislocate tra Gaiola, quindi fondo valle, e, da qualche settimana, a Pontebernardo, una piccola località in alta valle. Noi nasciamo come cooperativa agricola di produzione lavoro tout court per un progetto che prevedeva, da una parte il riutilizzo di alcuni terreni che erano stati lasciati da un contadino in eredità al Comune, e che il Comune ci ha dato in comodato d’uso per alcuni anni, dall’altro per includere, attraverso l’attività agricola, un gruppo di persone richiedenti asilo che erano recentemente arrivate in Valle Stura. tutto questo succede nel 2016, dopo due anni di lavoro, di lavorazione nei campi ed effettivamente di inclusione di un gruppo di 4-5 ragazzi che poi, anche grazie al lavoro di inserimento in agricoltura ottenuto il permesso di due anni, abbiamo deciso di costituirci come cooperativa, inizialmente come cooperativa agricola di produzione lavoro, puntando principalmente sull’agricoltura perché questa valle come alcune altre, ma in questa forse come vallate cuneesi in maniera più marcata, tutto ciò che è agricolo è stato accantonato, è abbastanza sparito. C’è ancora una forte presenza di orti familiari, gestiti principalmente dai nonni delle famiglie, ma per quanto riguarda l’azienda agricola di per sé, a parte qualche coltivazione di lavanda e di piccoli frutti, è abbastanza sporadico. Questo ovviamente si vede nel territorio, che è per la maggior parte gestito, a livello di pianura, in campi da fienagione e per quanto riguarda invece gli antichi terrazzamenti, quelli che potevano essere i crinali delle montagne, delle colline è tornato allo stato naturale, quindi ha perso l’elemento di antropizzazione che caratterizzava questo territorio. Dopo il primo anno, in cui ci siamo principalmente, dedicati all’agricoltura, ci siamo resi conto, nostro, malgrado, che, decidendo di fare un tipo di agricoltura a bassissimo impatto e anche di piccole dimensioni, molto variegata, questo non permetteva lo sviluppo economico sostenibile della struttura. Quindi abbiamo subito iniziato a pensare alla creazione di un laboratorio di trasformazione, per continuare quindi il ciclo, e in questo senso il processo si è andato accelerando grazie a un progetto che stiamo portando avanti con il Parco delle Alpi Marittime che prevede la coltivazione e l’addomesticazione e la successiva trasformazione di un set di erbe alpine, erbe spontanee, tra cui la cicerbita, la pastinaca, il bonus henricus, la runcus  dioicus ecc. ecc. per poterne fare un elemento aggiuntivo nelle economie di piccole scale contadine. Quindi l’idea è di sviluppare questo progetto in modo da diffonderlo anche tra le piccole aziende che possono, in questo modo, includere anche le erbe spontanee, che iniziano ad avere un interesse, da parte dei consumatori, sempre più importante nel proprio set di lavoro. Quindi a radice anche di questo progetto abbiamo accelerato i tempi e l’anno scorso, quindi 2020, abbiamo iniziato i lavori, che sono andati un po’ allungandosi per quanto riguarda il laboratorio di trasformazione e siamo riusciti a chiuderlo quest’anno. Quindi ad aprile 2021 abbiamo iniziato la produzione, principalmente di erbe che erano rimaste in magazzino e di sciroppi di fiori, in particolare di tarassaco e sambuco. Adesso siamo in procinto di far uscire la nuova linea di produzione. Questo è stato il 1° step. Il 2° step è stata la gestione che ci è stata data dall’Unione Montana Valle Stura di un locale degustazione, che si trova in Alta Valle, in cui potremo, già da quest’estate, chiudere un po’ il ciclo: quindi si parte dal seme – ormai da 2 anni ci facciamo tutti i piantini da soli – alla lavorazione in cucina. Questo grazie a un bel gruppo che si è costituito in questi anni, di cui fa parte un altro ragazzo richiedente asilo, che ha fatto un corso per assistente cuoco, e una cuoca specializzata in fitoalimurgia. Questo dal punto di vista delle attività. Quindi abbiamo sviluppato la necessità di considerare il cibo a 360°. Dall’altro abbiamo sviluppato nuove attività: facciamo anche pulizia del verde, sia per privati che per enti, e ci organizziamo partendo dalla primavera, fino al tardo autunno, su una gamma di produzioni molto diverse: si parte dalle erbe spontanee, si passa poi alle orticole, poi abbiamo la raccolta dei mirtilli e si conclude, generalmente, con le castagne. E, sempre in parallelo con tutte queste attività, abbiamo l’allevamento di pecore sambucane, abbiamo un gregge di una sessantina di pecore con le quali, in parte, recuperiamo dei pascoli sopra Demonte, in parte, a oggi, riforniamo il ristorante. Tutto questo quadro, che può sembrare molto complesso, ma che, in realtà, è veramente legato da un filo logico di sviluppo, è mettere in pratica, e quindi attualizzare, il tipo di gestione dell’attività in montagna che si è sempre fatto: cioè il fatto di dedicarsi a più attività ha permesso, nel tempo, la presenza costante dell’umano, che poi giustamente, negli anni ’60, alla possibilità di vivere in maniera meno faticosa, ha preferito la discesa a valle, quindi l’attività, pur continuando a dedicarsi, nei giorni festivi, all’attività in montagna; il vantaggio, oggi, è che abbiamo una serie di attrezzature, di organizzazione e di competenze scientifiche che ci permettono di rendere meno duro questo tipo di approccio, che rimane, in montagna, data la breve stagione estiva, l’aumento dei fenomeni climatici che possono compromettere, in parte, i raccolti e anche, purtroppo, in certi casi, l’arrivo di alcuni insetti come, per noi, nei mirtilli, la drosophila suzuki, che prevedono o degli investimenti molto importanti per delle reti protettive, nel nostro caso, oppure un lavoro e una presenza di presidio che prende molto tempo, che poi, alla fine dei conti, quando viene venduto il prodotto, ci fa rimanere un po’ in perdita, a meno che questi non vengano trasformati. Di base è sostanzialmente riprendere un tipo di approccio che, in montagna, può garantire il presidio e la continuità della presenza, quindi la nostra presenza non è una presenza spot nei mesi belli, ma è una presenza costante che, a parte quando nevica forte, non ci vede mai fermi”.

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