Sulle zucche, una lezione di agricoltura del futuro

“La zucca – ci spiega Gigi Manenti , agricoltore biologico di Sostegno (Bi)– contrariamente a quanto ne pensino i biologici, biodinamici, chimici, tutti quelli dell’agricoltura, è una pianta che odia il letame e odia l’humus, per cui noi la piantiamo direttamente su terreni che, ovviamente, noi non concimiamo più da 25 anni. La zucca cresce naturalmente in posti non irrigui, dove non c’è irrigazione e si difende molto bene da periodi siccitosi, l’importante è piantarla bene. Piantarla bene cosa vuol dire: noi cominciamo a preparare il terreno per la zucca, in genere a metà maggio. A metà maggio abbiamo i nostri campi pieni di erboni dall’anno prima, dall’inverno, tutto quello che era cresciuto si macina tutto, si trincia tutto e si lascia lì. Ci vuole grosso modo meno di un mesetto perché questa roba che abbiamo trinciato si decomponga in superficie, quindi tassativamente deve decomporsi solo utilizzando batteri aerobi, per cui nulla di quei materiali lì viene interrato. Nella terra: solo e unicamente aria. Questo è il nostro metodo che ormai funziona a meraviglia da 25 anni, quindi non c’è problema qui. Ma possiamo, volendo, anche spiegarlo teoricamente, se ci fossero delle persone interessate ad approfondire perché, ci sono oggi tutti gli studi, tutto il materiale che si vuole per comprendere queste cose qua. Perché normalmente non fanno così gli altri? Perché preferiscono buttare giù letame e diserbante cioè, è una questione di abitudine, di modo di fare, non ha niente a che vedere con la produttività. Noi trinciamo un 20 giorni prima, si aspetta un giorno o due, si passa con una fresa, poi entriamo col ripuntatore. Un ripuntatore che sia adatto allo scopo per cui deve lavorare deve essere in grado di inglobare molta aria in profondità senza rivoltare le zolle. Dopo la ripuntatura entriamo con il seme e poi, se la terra fosse troppo asciutta, per quei primi 3-4 giorni, passare con una botte e bagnare solo dove abbiamo messo il seme, in modo che la pianticella possa germinare e uscire fuori. Da quel momento lì in poi la zucca si autodifende e comincia il suo tipo di vegetazione. Tassativamente noi piantiamo un unico tipo di zucca la iron cup, perché è la zucca migliore dal punto di vista alimentare. In pratica la zucca dentro è completamente vuota e ha sotto la buccia uno strato molto molto spesso di parte edibile: con la iron cup, uno che compra 1 kg di zucca mangia otto etti di zucca. E questo fa la differenza. La seconda cosa per avere una zucca di qualità veramente superiore bisogna calcolare i tempi di vegetazione delle zucche. Noi piantiamo una zucca che ha un ciclo vegetativo di 120 giorni, cioè quattro mesi, luglio, agosto, settembre, ottobre. La zucca, il primo ramo che fa, che è il più vigoroso, noi passiamo e lo tagliamo in modo tale che ad ogni ascella delle foglie si diparta un nuovo ramo. Quel nuovo ramo, arrivato alla giusta età, emette un fiore femmina per cui la pianta emetterà tanti fiori femmina quanti sono i rami che è riuscita a fare e li farà tutti in quella settimana perché saranno tutti più o meno della stessa età. Quando andremo a raccogliere le zucche, a fine ottobre, andremo a raccogliere delle zucche che hanno tutte la stessa età. Noi non abbiamo zucche che vanno in marcescenza e delle zucche che sono acerbe, questo è il nocciolo della questione: però bisogna fare tutti i passaggi come devono essere fatti. Se c’è una patologia vuol dire che sono stati fatti degli errori prima, basta ragionare un attimo su come hai fatto un terreno agrario e vedi che non possono impiantarsi delle patologie se hai fatto le cose come si deve. Se invece hai fatto errori… adesso patologie ce ne saranno sempre di più perché con l’avvento dell’economia 4.0, come si chiama, quella del riciclo, tu sui terreni agricoli sbatterai giù di tutto e quindi figurati le malattie a gogò. È un problema, noi siamo di quelli che tenacemente sui nostri terreni non mettiamo niente di strano. Tanti contadini, anche giovani, non hanno voglia, capisci dov’è il problema, non hanno voglia di studiare le piante, di studiare il terreno e di imparare a fare le cose da non ledere le piante e da non ledere il terreno. Noi abbiamo già fatto tanti corsi qui, qui è venuta mezza Italia a fare corsi, il problema è che la proposta di studiare le piante e di studiare il terreno come è fatto e poi fare le cose che siano coerenti con quelle piante e con quel terreno è troppo difficile e non c’è verso perché richiede macchine diverse, richiede atteggiamenti mentali diversi. Oggi la gente non vuole cambiare il suo atteggiamento mentale, questa è l’altra grave cosa. Se tu concimi le piante, in una qualche maniera le dopi, gli dai delle droghe: le piante hanno i loro processi nutrizionali e sono quelli che devi studiare e assecondare, non pensare che le piante crescono per le tue cacche che gli porti, ma perché gli hai ripristinato il loro ambiente che a loro serve per crescere. L’altro grosso problema è che oggi come oggi il prezzo del prodotto agricolo è troppo basso, il prezzo del cibo dei supermercati è troppo basso ed è quello che dà la regola di tutto. Fintanto che tu nell’azienda agricola fai lavorare la zia, il nonno, la suocera eccetera e NON li paghi, NON li paghi, poi puoi vendere il prodotto a quanto vuoi tu. Se poi vuoi prendere persone di colore… e allora non voglio neanche aprirlo questo capitolo qua. Cioè non si può, non è possibile. Ma voi fino a quando pensate che gente come noi si alza la mattina, va a lavorare in campagna e poi non porta a casa uno stipendio o porta a casa uno stipendio striminzito? Fino a quando pensiamo di andare avanti su questa strada qua? È questa la questione. Laborioso o no, le piante sono fatte alla loro maniera, non è che tu cambi la situazione delle piante, certo se tu butti giù azoto ammoniacale, quel prodotto lì se lo trovano dentro perché la radici sono osmotiche, non se ne possono liberare e quelli fanno lo sfacelo che poi tu vai immaginare, ma dentro la pianta, non fuori. Se tu hai costruito un mercato sullo standard di queste piante rovinate dentro, perché in questo modo spendi di meno ed è molto più semplice, ci vuole tanto dare quattro soldi a un immigrato qualunque e dire adesso vai ad ararmi quei 10 ha. Una volta che hai buttato giù il diserbante, il concime, eccetera poi vai a raccogliere. D’altra parte guarda sempre la questione pomodoro. Adesso c’è tutta questa prosopopea dei raccoglitori di pomodoro, però sono queste grosse aziende che oramai fanno del pomodoro che va bene da essere raccolto a macchina, così abbattono i costi di produzione. Ora siccome il prezzo medio del pomodoro da salsa, da industria, le industrie lo pagano attorno ai 0,7-0,8 € al chilo e poi vendono la passata a 1 €, 1,20 €, 1,50 €, 2 €, capisci che bello spazio c’è lì dentro. Quello è lo spazio dell’industria manifatturiera che non hai niente a che vedere con la questione agricola. Il problema della questione agricola è che tu con 0,8 € il pomodoro non lo produci più. E se vuoi produrre del pomodoro che vada bene per essere raccolto a macchina devi diserbare fino all’ultimo. Altro che fare l’agricoltura ecologica, devi usare dei pomodori che abbiano la bacca molto molto dura se no le pinze della macchina le rompono. Cioè vai a trasformare un mondo, altro che. Si tratta però, secondo me, di comprendere che il nocciolo di fondo grosso è il prezzo di vendita del prodotto: fintanto che la gente non si convince che deve spendere di più se vuole mangiare bene, fintanto che fa il rapporto con quello che vede nel supermercato, qui non si muove niente per il momento”.

Per chi volesse saperne di più: Alle radici dell’agricoltura di Gigi Manenti e Cristina Sala, Libreria Editrice Fiorentina

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