Il metodo Manenti

La nostra azienda agricola – racconta Gigi Manenti – si trova sulle colline biellesi, a un’altitudine di 400 m s.l.m. La superficie coltivata è di quasi 6 ettari di cui 2 a orto, 3 a frutta e il resto a olivo e vite per uva da tavola.  La nostra attività agricola ha inizio nel 1981 a Sostegno (Bi). Fin dall’inizio abbiamo operato con le tecniche del biologico e la nostra azienda è certificata. La lettura del libro di Fukuoka “La rivoluzione del filo di paglia”, stimolò la nostra curiosità verso i fenomeni che presiedono la fertilità dei suoli naturali, in particolare del bosco. Infatti, se osserviamo un ambiente naturale, come un bosco o una foresta, la vegetazione spontanea ci apparirà più rigogliosa di quella dei campi coltivati. L’esperienza di Fukuoka per poter ottenere alte rese produttive senza alcuna concimazione ci aveva estremamente incuriositi. Dagli studi fatti da Giovanni Putzolu imparavamo inoltre che in un terreno fertile vive normalmente un’enorme quantità di microorganismi (una tonnellata o più su un ettaro di terreno), comprendente un elevato numero di specie che nascono, vivono e muoiono in continuo avvicendamento. Fin da allora, con le nostre coltivazioni riproduciamo nei terreni i processi che avvengono spontaneamente negli ambienti naturali, attendendoci fedelmente a principi come la non concimazione e lo sviluppo della biodiversità microbiologica del suolo. Così negli anni i nostri ortaggi cominciarono a distinguersi da altri, anche prodotti con metodo biologico.
Nella nostra azienda ci lavoriamo io, mia moglie Cristina e, per qualche ora al giorno, le nostre due figlie e mio genero. Oggi le nostre figlie stanno allestendo un laboratorio per trasformare in composte le eccedenze di prodotto che si verificano soprattutto ad agosto, quando le persone vanno in ferie.

Il mondo contadino è a tutt’oggi molto più esteso di quanto comunemente si creda: una parte molto consistente del cibo che arriva sulle nostre tavole è prodotto da aziende contadine. I contadini sono i soli che possono garantire la salvaguardia del terreno agricolo, così come del terreno circostante, perché essi sanno che questi sono i beni fondamentali dei quali essi dispongono. Ma l’agricoltura contadina per potersi sviluppare ha bisogno, come tutte le attività economiche, di una “normale” remunerazione. Se vogliamo affrontare il problema della sostenibilità ambientale e della disponibilità di cibo sano, completo e accessibile, la soluzione dovrà necessariamente passare attraverso un’equa remunerazione del lavoro agricolo. Se si sceglierà di percorrere questa strada, le conoscenze e gli strumenti agronomici da noi messi a punto saranno dei validi contenuti. Ma per tutto questo è necessario un profondo cambio di mentalità e sul piano pratico un mutamento nelle scelte quotidiane e negli stili di vita”.

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