Visita agli apiari di Marco Chiri


” Noi ci accontentiamo da sempre, ma a tutto c’è un limite. Si fa quello che si può.
Le api stanno andando come sta andando il clima, la cosa più negativa è la siccità, soprattutto nei posti collinari dove c’è meno acqua, la zona collinare è più lontana dalle montagne quindi non c’è neanche acqua di scioglimento anche se poi anche in montagna non è che abbia fatto un granché. Poi ha fatto degli sbalzi termici importanti perché comunque ha fatto delle gelate un po’ tardive. Per adesso, purtroppo, come nelle ultime stagioni la partenza è sempre uguale, si fatica sempre molto mediamente. Se devo fare una statistica proprio tra gli apiari che abbiamo il 20% sono andate meglio, le altre hanno problemi a trovare condizioni per poter raccogliere, quindi svilupparsi eccetera. Il clima, noi ormai lo diciamo da tanti anni, è fondamentale, purtroppo ormai in ogni parte dell’anno ci possono essere degli estremi che sono negativi al massimo. Adesso è chiaro che se non piove un po’ adesso diventa ancora più grave perché oramai l’acacia manca poco alla fioritura però asciutto così assolutamente non si può pensare che possa dare del nettare.
Quindi anche se c’è la fioritura la siccità agisce sulla quantità di nettare che viene prodotto. Il nettare, e di conseguenza il miele, non è un prodotto tanto della pianta in se stessa ma è un prodotto del complesso, quindi più della rizosfera, quindi del terreno perché è il terreno che comunque alimenta la pianta.

Gli aspetti fondamentali nella produzione del nettare sono 1) l’attività microbiologica del terreno, quindi la percentuale di sostanza organica ecc. perché sotto una certa soglia non vengono garantiti e soddisfatti i processi ecosistemici, fisiologici eccetera; 2) l’acqua, che poi sono i funghi che regolano il regime dell’acqua ma sotto una certa umidità, quindi quando il terreno è asciutto, anche l’attività microbiologica del terreno, quindi tutti i microrganismi, si fermano, muoiono in certi casi estremi perché possono morire di sete anche loro come noi e quindi, di conseguenza, la pianta non ha beneficio del servizio dei microrganismi perché la pianta viene alimentata, nutrita eccetera dai microrganismi del suolo, è tutto un processo di simbiosi. Quando non c’è umidità, non c’è temperatura, non ci sono determinate condizioni è chiaro che non c’è produzione di nettare perché certi processi si fermano, si fermano col gelo, si fermano con l’eccessivo caldo e l’eccessivo asciutto. L’altro estremo è quando piove troppo magari che i terreni vengono ricoperti di acqua quando ci sono le alluvioni che i terreni diventano asfittici perché sono tutti i processi aerobici che comunque serve aria; quando ci sono queste inondazioni tutti questi processi si fermano, quindi gli estremi bloccano la normale attività, la normale simbiosi che c’è tra il terreno e le piante.

Adesso purtroppo stiamo vedendo questo estremo che è eccessivamente asciutto e quindi le piante quelle che richiedono maggior fabbisogno di acqua già patiscono, diversamente l’acacia che è una che parte più tardivamente è chiaro che se non piove, poi anche se piove adesso non sappiamo se sarà troppo tardi o no perché siamo agli sgoccioli, è difficile prevedere.
La fioritura vuol dire poco o niente, quello è l’involucro, ci devono essere determinate condizioni di equilibrio come temperatura, umidità eccetera, diversamente non è così. Basta poco, a volte bastano pochi gradi per cambiare le condizioni, è quello che stiamo vivendo con i cambiamenti climatici. Non sembra ma anche nell’anticipare un po’ le fioriture, poi le gelate tardive e poi oramai questi estremi siccitosi, non si sono mai viste cose del genere. Le piante perenni, le piante ad alto fusto, le piante arboree è chiaro che hanno radici più profonde e possono resistere un po’ di più, ma le piante erbacee, annuali eccetera hanno radici superficiali dopodiché vanno in competizione anche tra di loro, cioè la pianta mangia e il resto se non c’è appunto un po’ di umidità superficiale, poi anche il discorso dei microrganismi che se la cotica erbosa, cioè i primi 30 centimetri sono asciutti il terreno non riesce ad assolvere ai compiti microbiologici che ha di nutrimento alle piante.

Cosa potrebbe fare un singolo nella propria vita per cercare di ridurre un po’ questa impronta che l’uomo ha avuto sul pianeta?
Ho sempre detto che ognuno deve ragionare con la propria testa, io non ho mai cercato di imporre niente a nessuno perché comunque non spetta a me. Io penso che ognuno di noi se cerca di a parte anche di capire la natura, capire noi da dove arriviamo e dove vogliamo andare, può benissimo arrivarci al ragionamento, secondo me viene spontaneo capire quello che è necessario e tutto quello che è superfluo e se ne può fare a meno. Purtroppo qualsiasi essere vivente poggia sulle risorse naturali nel senso che comunque per vivere attinge dalle risorse naturali; ora se noi prendiamo quello che ci è necessario -poi lasciamo perdere il discorso delle popolazioni, perché con lo stile di vita che abbiamo la popolazione è assolutamente fuori numero, siamo troppi per il modello di vita che abbiamo; sicuramente la natura così non può sopportare lo stile di vita che noi abbiamo. Noi dovremmo prima di tutto fare delle scelte alimentari di un certo tipo che quindi privilegiano i prodotti che rispettano la natura, poi il discorso energetico, anche lì dovremmo spostarci il meno possibile -quindi aerei non bisognerebbe prenderne-, vacanze tutto a corto raggio. Le cose che si possono fare sono tantissime però secondo me manca la volontà nel senso che noi viviamo un’era antropocentrica, l’uomo si è messo in mezzo e pensa che la natura sia al suo servizio e che lui possa prendere tutto quello che vuole. Secondo me è impensabile che si riesca a invertire la rotta, con la popolazione che c’è e quant’altro è un po’ tardi, anche. Lo dovrebbero dire gli scienziati, noi come sistema mettiamo tutto in mano alla scienza e chiunque dica la sua opinione, se possa essere diversa, alternativa o cosa, molto spesso viene maltrattato. Lo dovrebbero dire loro anche se ho visto che c’è una parte della scienza che stanno anche protestando. Nel discorso del clima ho visto tutte le parti del mondo che si sono scatenati davanti alle istituzioni eccetera però politicamente non penso che cambierà più di tanto. Penso che lo vediamo anche adesso, tutto quello che ci è successo è una scusa per fare ancora peggio di quello che abbiamo fatto fino adesso in nome della finanza, della ripresa economica eccetera alla fine anche quelle briciole che erano destinate alle attività più “virtuose”, anche se a volte sono mascherate e sono peggio delle altre, alla fine verranno accantonate perché bisogna aumentare il pil, la crescita. Se non si cambia il mantra finanziario non cambia nulla. Dovremmo tornare indietro, non dico di vivere come vivevano una volta, nel senso usi quello che hai per migliorare la vita rispetto a quella che era una volta, però io non penso che la stiamo migliorando adesso. Secondo me le generazioni che verranno avranno una vita peggiore. Con la natura deturpata, violentata eccetera i problemi saranno enormi. Anche l’inquinamento legato all’agricoltura, ci sono studi recenti perché prima si sapeva poco niente, anche le istituzioni pubbliche, l’EFSA, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, hanno formulato il loro concetto che se io vivo espulso qua, osservo il minimo delle regole, non creo problemi va bene così, invece assolutamente no. Ormai ogni angolo del pianeta è contaminato dalla chimica, cioè i trattamenti che fanno in Polonia, i contaminanti li trovano in Svezia a migliaia di chilometri di distanza, anche i parchi più lontani dalle attività umane, dall’agricoltura, anche in Germania un distretto del biologico grandissimo in un parco enorme ci sono contaminanti anche lì usati da altre parti, a volte più molecole ancora, quindi fino a 22 molecole. Quindi purtroppo non c’è un compromesso, la chimica – posso parlare dell’agricoltura poi ci sono tutti gli altri settori – ma l’agricoltura chimica andrebbe assolutamente abolita dall’oggi al domani perché è già quello è una cosa distruttiva. Solo in Germania usano 30.000 tonnellate di pesticidi, noi in Italia ne usiamo pure di più, noi usiamo il 20% di tutta l’Unione Europea.
Le api selvatiche.
Le api mellifera, come bisogna chiamarle, con le diverse sottospecie, a livello sociale, come sono strutturate, dimensioni e quant’altro non ci sono altri imenotteri organizzati come loro, ci sono sì api solitarie, ci sono anche delle forme eusociali però non sono soprattutto di queste dimensioni. Consideriamo che ci sono almeno 2000 imenotteri, quindi di impollinatori ce n’è comunque tantissimi. Forse sono ancora più a rischio perché le api sono allevate anche se comunque sono comunque da considerarsi un animale selvatico, invece gli impollinatori no, sono meno tutelati ancora, poi adesso negli ultimi anni, si cerca di sensibilizzare un po’ di più, è come dire spiegano anche come fare degli hotel per gli impollinatori perché molto spesso nidificano tipo nelle canne di bambù, nella roba bucata, nei pezzetti di legno vecchio, fanno dei fori nidificano in costruzioni così e quindi si possono fabbricare anche delle costruzioni dove ospitare gli impollinatori selvatici. Però siamo di nuovo lì, se consideri che la classe di pesticidi più utilizzati sono gli insetticidi, il declino è semplicemente di tutti gli insetti. Anche in America hanno fatto degli studi, parlano della perdita del 70-75% degli insetti, un’estinzione di massa di proporzioni bibliche. Da quel punto di vista non c’è informazione, non c’è percezione, però è una cosa gravissima, se consideri che sono la specie più rappresentata sul pianeta, la più numerosa e comunque, soprattutto quando in equilibrio eccetera, sono loro i primi a tenere in piedi la natura. Quindi uccidendo gli insetti minacciamo noi stessi, solo che non c’è la percezione molto spesso anche da parte degli studiosi, degli accademici, delle istituzioni meno ancora, della politica zero. Dovremmo ricordarci che siamo dipendenti dalla natura, non possiamo farne a meno. Sono scelte che si possono fare dall’alto, io posso fare niente, posso fare quello che faccio tutti i giorni, diversamente prendo quello che viene”.

Per approfondimenti: https://logicobio.net/2021/08/09/prepariamoci-a-visitare-gli-apiari-di-marco-chiri/

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