Conclusioni

Il punto di partenza di Logicobio
Ci poniamo spesso questa domanda: perchè nella vita quotidiana anche nella nostra area si consuma poco cibo biologico locale?

Il nostro percorso di ricerca
Ci costituiamo in Associazione temporanea d’imprese e, attraverso il  progetto Logicobio, ci attiviamo nella ricerca di risposte.

1) Sentiamo degli esperti, per conoscere le loro percezioni sul presente e i loro suggerimenti per il futuro del prodotto bio locale di qualità.

2) Cerchiamo aziende agricole bio della nostra area : alcune non sono interessate ad aprirsi a nuovi incontri, altre sì, visitiamo queste ultime. 

3) Rivolgiamo lo sguardo anche fuori dall’area, per trovare ispirazione da altre esperienze concrete realizzate nel settore del bio

Visite, eventi, scambi
Nello svolgersi del Progetto, osserviamo che:
1) dal punto di vista della pratica agronomica, tutte le aziende che abbiamo contattato, non solo hanno solide conoscenze sulla pratica del biologico, ma ciascuna ha autonomamente sperimentato e consolidato, nel proprio specifico ambito, tecniche di fondamentale importanza per ottenere risultati agroecologici di tutto rilievo;

2) dal punto di vista della commercializzazione le scelte sono molteplici e, diremmo, non diverse da quelle delle aziende agricole convenzionali: si va dalla presenza ai mercatini locali, alla fornitura di intermediari, siano essi negozi o piattaforme di vendita online diversamente articolate, alla vendita diretta in azienda;

3) per alcuni titolari di azienda l’obiettivo da perseguire, accanto a un reddito che consenta all’azienda di andare avanti, è quello, ben più alto, della realizzazione di un sistema agroecologico in grado di interagire positivamente sull’ambiente;

4) per una esigua minoranza di aziende agricole l’adesione al biologico è nient’altro che la scelta di un mercato più remunerativo.

Seminari e racconti video degli esperti
Due incontri (Ceccarelli e Dalla Ragione) sviluppano temi attinenti le pratiche agronomiche.

Tre incontri  (De Biase, Paoletti, Benaglio) sviluppano, da diverse angolazioni, tra loro convergenti, il tema cibo e comunità.

Due incontri (Benaglio e Tombolini) analizzano lo scenario in cui, spesso inconsapevolmente, le aziende agricole bio locali, introducono i propri prodotti per venderli.

Un incontro (Jannelli) presenta l’esperienza di un’azienda impegnata su progetti di ripopolamento della montagna.

Conclusioni

Le nostre constatazioni, al termine del progetto Logicobio, sono queste:

1) gli agricoltori bio sono così tanto impegnati a lavorare e a inventare le soluzioni migliori per superare le difficoltà di coltivazione che:

  • non hanno tempo per conoscere le tesi di quegli studiosi che, considerando la debolezza e la frammentarietà dell’attuale sistema, propongono ottiche del tutto nuove di gestione dei flussi produttivi;
  • per produrre sanno escogitare ogni forma nuova di sperimentazione ma, per vendere, aderiscono con ritmo quasi disumano alle decine di proposte che giungono loro dai più diversi ambiti associativi, senza maturare una riflessione più alta e complessiva su distribuzione e comunicazione;

2) pochissimi enti locali hanno realmente coscienza del fatto che programmare un’ autonomia territoriale sta diventando sempre più urgente e fondamentale:
Il massimo a cui si arriva, nella maggior parte dei casi, a livello comunale o di zona  è l’organizzazione di manifestazioni sporadiche che assolvono al compito di promuovere questo o quel prodotto.
Più difficile è incontrare progetti complessivi di agricoltura ecologica o indirizzati verso la  realizzazione di specifici areali del cibo;

 3) I ristoratori  che abbiamo contattato stanno vivendo dal marzo 2020  un periodo di precarietà che li vede impegnati, principalmente, a sopravvivere.
Le eventuali richieste di piatti vegetariani o vegani o privi di glutine non sono nella norma accompagnate da pari sensibilità sulla qualità dei prodotti utilizzati nelle preparazioni.
E’  inutile dire che in momenti storici come quello attuale, è molto difficile che un ristoratore introduca tra i propri obiettivi la ricerca di prodotto biologico sul proprio territorio.

4) La possibilità di spesa delle famiglie, negli ultimi due anni, è scesa. È tuttavia aumentato il ricorso agli acquisti online che hanno principalmente risposto all’esigenza di molte persone di uscire meno di casa.  Se la consegna a domicilio diventa il fulcro della ricerca, va da sé che la ricerca del bio diventa secondaria e quella del bio locale ancor meno importante.

5) Le scuole e gli ospedali: a fronte di intenzioni dichiarate rispetto al bio, nei fatti i numeri li fa un bio non locale, spesso non italiano e, quasi sempre, industriale.

Riflessioni finali

Il panorama che abbiamo disegnato e che è emerso dalle azioni condotte con il progetto Logicobio, vede dunque contrapporsi la preparazione e la capacità produttiva delle aziende bio incontrate, con l’inserimento dei loro prodotti sul mercato attraverso modalità che non ne riconoscono appieno il livello qualitativo.

Ma non si può chiedere ai produttori di fare di più, così come non si può sperare che da soli, per quanto preparati e impegnati, essi possano preservare l’ambiente.

Ci eravamo accorti, fin dalle fasi di  progettazione di Logicobio, che i due grandi strumenti con i quali confrontarci erano il design sistemico e la creazione di areali del cibo.

Il nostro percorso ci conferma che solo attraverso il design sistemico e con la creazione di areali del cibo, le comunità locali potranno, nel giro di qualche anno, soddisfare il diritto di tutti i propri abitanti a un cibo sano, bio, locale, di qualità.

Di per sé, uno sviluppo produttivo agricolo e di consumi alimentari tracciato attraverso l’utilizzo di design sistemico e creazione di areali del cibo  eviterà in buona parte l’influenza della comunicazione sull’alimentare gestita dalla grande distribuzione che spaccia il globale come sinonimo di apertura, di progresso, di libertà.

Prospettive
Il progetto Logicobio vorrebbe entrare in una fase più propriamente operativa:

– contattando Ie singole Amministrazioni Comunali dove hanno sede le aziende partner per proporre lo studio del fabbisogno nutritivo dell’Area, al fine di ipotizzare la creazione del relativo Areale del cibo (famiglie, scuole e ospedali inclusi);

– creando una piattaforma espositiva e di vendita comune ai soggetti partner del progetto e ad altri nuovi che vorranno aderire;

– attivando alcuni centri di cottura per le Scuole nelle diverse zone dell’Area;

– attivando reti di turismo agricolo sostenibile.

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