Racconto video di Cristian Benaglio

Racconto video del 02.09.2021

Riportiamo di seguito la trascrizione del racconto video:

Lo storytelling, ormai, è noto anche ai non addetti; è il termine moderno per indicare il racconto, la narrazione, di solito legata a un’intenzione di persuasione in ambito commerciale o motivazionale o altro. E il racconto e la narrazione, ovviamente, sono vecchi come il mondo. Di conseguenza, anche lo storytelling credo sarà duro a morire. Oggi siamo avvolti, immersi in una comunicazione martellante e molte delle dinamiche che stanno alla base delle strategie comunicative, tutto sommato, ormai, sono conosciute anche dal grande pubblico, soprattutto quando si tratta di argomenti familiari come l’alimentazione o la produzione di cibo. Ormai ogni tre per due compare sempre più spesso un comunicatore legato alla sostenibilità o all’agroalimentare, io sono per il repetita iuvant, quindi ci mancherebbe, però, nell’ambito della produzione agroalimentare, che è quella che ci interessa, è sicuramente più facile comprendere il concetto per il quale, a seconda della piattaforma tecnologica che utilizziamo, vada formattato il contenuto, che ne so, come nel caso dei social, una volta è meglio lavorare di fotografie, una volta è meglio lavorare di video, un’altra volta è meglio lavorare di testi. Al contrario, è più difficile comprendere il tipo di evoluzione che dovrebbe fare la comunicazione, quindi anche lo storytelling, in presenza di contenuto che riguardi la riprogettazione dei territori e quindi anche quella delle relazioni che ruotano attorno alla sostenibilità ambientale e alla produzione agroalimentare. Mi spiego meglio: un prodotto alimentare che, per esempio, è figlio di un modello di business convenzionale e che poi magari finisce nella GDO è naturale che venga comunicato nei canali di comunicazione tradizionali e che quindi possa sottostare a tutte le dinamiche di divulgazione che sono figli dei canali televisivi commerciali. Faccio un’immagine di mercato targettizzata, produco lo spot e lo spammo in giro come se non ci fosse un domani. Dovendolo sintetizzare potrebbe essere anche come una serie di frecce messe in senso verticale: produco lo spot, diffondo lo spot, fruisco lo spot. Al contrario, per la produzione, ad esempio, che è figlio di un lavoro di rete tra produttori e fruitori consapevoli, le dinamiche, gli strumenti e le caratteristiche comunicative dovrebbero essere molto differenti, quantomeno dovrebbero essere più influenzate, sensibili alle tematiche relazionali del sistema territoriale in cui si muovono. La comunicazione dovrebbe avere dinamiche che assomigliano molto di più alle reti che sta cercando di far emergere, passando, ad esempio, dal modello verticale, tipico del mainstream, a quello più orizzontale, in cui più che lavorare sull’effetto wow, quello a sorpresa, di suggestione, emozionale, lavorare per essere facilitatori, per agevolare l’accesso e la partecipazione di nuovi interessati che si affacciano. In questo genere di contesto la cosa più preziosa e importante è il tipo di esperienza relazionale che si sta generando e, secondo me, non ci si dovrebbe vergognare di spettacolarizzarla, anzi. Lo storytelling di cui sto parlando, una volta stilizzato sul foglio, dovrebbe assomigliare al simbolo della rigenerazione, cioè la comunicazione che sto facendo diventa parte integrante del processo di costruzione della rete stessa. Mi rendo conto che non sia un concetto semplice da spiegare in poche parole, ma mi fa piacere che Agrispesa, sempre nel progetto Logicobio, mi abbia permesso di esprimere questo pensiero, questa considerazione riguardo questo lavoro che stiamo facendo da anni nel tentativo di sensibilizzare sia i produttori che i fruitori, che sono positivamente discriminati dal l’agroindustria. Secondo me c’è in giro ancora troppa comunicazione che magari viene fatta in maniera bella, piacevole e magari pure efficace sul prodotto singolo, ma che è parecchio sterile dallo sguardo di insieme, non è in grado di contribuire attivamente e concretamente nella riprogettazione territoriale. Detto questo, la comunicazione veicolata attraverso una narrazione esperienziale vincerà sempre. Lo storytelling è ancora attuale e lo sarà sempre, anche perché siamo tutti bambini che hanno amato e amano ancora farsi raccontare delle storie. Siamo solo un po’ cresciuti, ma le dinamiche psicologiche sono le stesse.

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