Perché un centro commerciale è diverso da un negozio di prossimità? La struttura della distribuzione come elemento che descrive il prodotto.

video conferenza programmata per il 20 luglio ore 15

Antonio Tombolini

Sono nato il 4 aprile 1960, in Via Trieste 3 a Loreto, alle 7.30 di un lunedì mattina: giusto in tempo per andare a lavorare. Sono nato a casa, e non in ospedale: a quel tempo usava ancora, e andò bene, a quanto pare.

A febbraio 1998 nasce Esperya snc, e a settembre il sito, Esperya.com, è online. Va subito bene, e viene notato da esperti e giornalisti. Non cercavamo nessuno, ma ci cercano loro: nel luglio 1999 firmiamo un accordo con Kataweb spa, attraverso il quale cediamo il 70% di Esperya in cambio di un po’ di soldi (ho scoperto dopo che ne chiedemmo pochissimi, rispetto a quello che andava di moda allora…) e della possibilità di gestire una cosa più grande e più importante.

È stata un’esperienza bellissima. Ma è finita anche questa: l’8 aprile 2002 scopro che il 4 aprile, giorno del mio 42mo compleanno, qualcuno aveva pensato bene di licenziarmi. 

Data storica: il 12 settembre 2003 nasce Matilde. Stefano ha ormai 15 anni e Caterina 13. L’arrivo di Matilde rivoluziona letteralmente, e felicemente, gli assetti familiari.

[Aggiornamento marzo 2005] La piazza diventa un villaggio, e il progetto si chiama Vyta.com. [Aggiornamento settembre 2005] Vyta.com non decolla: il socio di maggioranza (Retail Group spa) ha deciso che con Vyta si fanno più soldi a vendere coca cola e patatine fritte alla stazione, e le nostre strade si dividono. [EDIT 2019: il gruppo Marzotto – Santa Margherita rileva Vyta e riporta l’idea abbastanza alla sua origine, per fortuna, e ne apre uno in ogni grande stazione ferroviaria d’Italia. Il marchio e il logo sono ancora quelli inventati da me all’epoca].

Settembre 2005. Sto lavorando alla creazione della Divisione Web della San Lorenzo di Imperia. Nonché alla creazione della Simplicissimus Blog Farm.

[Aggiornamento dicembre 2006] 
Nel giugno scorso ho costituito con alcuni amici, in forma di società a responsabilità limitata, una casa editrice, la Simplicissimus Book Farm, intravvedendo nella nuova tecnologia di visualizzazione resa possibile da E Ink, e nei lettori dedicati da essa derivati, un probabile rilancio, finalmente significativo, degli ebook e dell’editoria elettronica.

[Aggiornamento ottobre 2007] Accidenti, continuano a succederne di cose! Lavoro: San Lorenzo avanti tutta, stiamo crescendo in Italia e stiamo investendo molto su Inghilterra e Germania. Per queste aree ho assunto a lavorare con me Sara Maternini e Matthias Metze, really good guys. Nel gennaio 2007 la mia Simplicissimus Book Farm ha siglato l’accordo di distribuzione per l’Italia di iLiad, la Ferrari degli ebook reading (and writing!) devices, e le cose stanno andando molto bene. Mentre scrivo siamo in fase di trattative finali con la francese Bookeen, per ottenere la distribuzione per l’Italia anche del Cybook Gen3. Insomma, pare che i miei sospetti sul fatto che i dispositivi basati su inchiostro elettronico avrebbero sbloccato il mercato della lettura e scrittura digitale non fossero poi così sbagliati.

[Aggiornamento aprile 2010]. Lavoro: la Simplicissimus Book Farm va per ora a gonfie vele. L’intuizione su cui è nata nella mia testa cinque anni fa si sta dimostrando azzeccata (per me lo era fin dall’inizio ovviamente, hehe), e ormai gli ebook sono il tema del giorno nell’editoria: siamo ormai in dieci a lavorarci!

[Aggiornamento giugno 2012]. Lavoro: la Simplicissimus Book Farm continua ad andare bene, ora però vorrei cominciare ad avere un po’ di mercato all’estero, questo è il mio nuovo obiettivo. E a questo scopo mi sono messo a fare una cosa che non ho mai fatto, che temevo molto, e che invece mi sta entusiasmando: il fundraising, ovvero la ricerca di nuovi investitori istituzionali (fondi, venture capital, ecc…).

[Aggiornamento maggio 2019] E no, le cannonate non sono finite. Nel breve volgere di nove, dieci mesi, i miei (ex) soci di StreetLib mi hanno fatto fuori da StreetLib (sì, quella che avevo fondato nel 2006 come Simplicissimus Book Farm, e che ora si chiama StreetLib, quella che ho gestito e per la quale ho sputato sangue per più di dodici anni, proprio quella). Non solo: nel frattempo mi ero fatto convincere dall’imprenditore della San Lorenzo a dargli una mano su una idea di business da realizzare a Milano, l’ho messa in piedi, e ho avuto il benservito (in malo modo) dopo meno di un anno. Altra fregatura. Tutto, a quanto pare, per costringermi a rimettere mano a Esperya, di cui con Patrizia ho riacquisito intanto il dominio Esperya.com (andateci, per ora è un forum da cui chiedo agli amici, e a tutti quelli che vogliono, se e come sarebbe possibile far ripartire Esperya come progetto almeno decennale, 2019-2030).
Nel frattempo ho studiato e sto studiando la tecnologia blockchain e le tecnologie blockchain, grazie soprattutto agli stimoli e alle conoscenze profonde in materia di mio figlio Stefano: con lui e con altri due amici e colleghi (Marco Croella e Nane Cantatore) abbiamo messo in piedi una startup innovativa, la Tombolini & Associati, che ha come scopo quello di progettare piattaforme digitali basate su tecnologie blockchain. In questo ambito provo anche a dare una mano al mio amico Marco Barulli che da Monaco di Baviera ha messo in piedi e governa una applicazione blockchain spettacolare: Bernstein.io, strumento formidabile per provare la paternità delle proprietà intellettuali, proteggerla e contrastare attacchi e contraffazioni. Insomma, proviamo a ricominciare, alla bella età di 59 anni, come se niente fosse.

liberamente tratto da https://antoniotombolini.com/cvrriculum-vitae/

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